Archivio Dicono di Noi 2008


I Ristoranti d'Italia 2008

Voto 13,5 (cucina da buona a molto buona)
Un bell’esempio di ristorazione castellana che, pur facendo leva sulla tradizione più tipica e su prodotti scelti stagionalmente nei dintorni, non sbraca mai nel folclore, come talvolta ancora avviene da queste parti. Merito dell’oste e della sua famiglia, appassionati come pochi altri della materia e capaci di coinvolgere ogni commensale in consigli, proposte, aggiornamenti, ricerche, che dialetticamente fanno del padrone di casa un rullo compressore, bonario e caloroso ma sempre rispettoso dei suoi clienti. Dall’amatriciana in cornucopia agli gnocchi trippa e pecorino, dal coniglio alla cacciatora alla guanciola brasata (il “gaffo”), vivrete una pausa serena e sorridente, accompagnati da alcune buone bottiglie (e da una carta con l’elenco dei fornitori, per un ulteriore omaggio alla produzione locale). A scoppiare, faranno 30 euro.


I Ristoranti di Roma 2008 - 2009

In pochi anni è diventato uno degli indirizzi più amati e ben frequentati dei Castelli Romani. Il primo ad accorgersene che in questa osteria sempre piena di buoni umori e odori è stato il maestro Luigi Veronelli che la segnalò come “uno dei vertici della cucina reale”. E il vertice della grande cucina laziale qui si assapora tutto senza mai toccare i vertici del conto. Tra le virtù infatti di Massimo e Marisa Pulicati la profonda onestà nei ricarichi delle materie selezionate e gli eccellenti vini. Con loro due figli esemplari che al mattino studiano e alla sera armeggiano tra sala e cucina. Insomma, un posto con l’anima e il talento più spontaneo per dare da mangiare come si dovrebbe. L’ostessa Maria Luisa (detta Marisa) in cucina con il figlio Flavio e in sala l’oste-marito Massimo con il primogenito Marco propongono piatti d’antica memoria e costante bontà. Ad esempio, il gaffo, ovvero la guanciola di vitello presentata qui brasata al vino con tutti gli odori. Oppure i ramoracci di campo con patate, ma anche i rigatoni al ragù bianco di faraona, le fettuccine con la cipolla o la crema di zucchine col guanciale croccante di Amatrice. Insostituibile nella carta la loro amatriciana servita in cornucopia di pecorino croccante o la coda alla vaccinara tra le migliori nel Lazio. Fra testi di cucina rari e tarocchi che il patron Massimo legge con sapienza, gusterete anche un pane cotto a legna di rara bontà con oli laziali selezionati e un carosello di ricette sempre intriganti. Come il cestino di parmigiano con carciofi fritti, la crema di baccalà, i ravioli di carbonara, il cannellone di cinghiale, l’abbacchio di Carpineto alla cacciatora, il coniglio alle erbe. Particolarmente ricco il menu per celiaci (35 euro per 6 portate). Si chiude felici con mousse di cioccolato bianco, crema di cachi e vaniglia, il tiramisù “al momento” e tanti biscottini da sgranocchiare. Bella mescita e “diritto di tappo”, ovvero la possibilità di portare il proprio vino da casa come si usava un tempo.


Le Guide del Gambero Rosso 2008

Voto 72 (44 cucina – 13 cantina – 7 servizio – 7 ambiente – 1 bonus)
I protagonisti, Massimo e Maria Luisa, molti li ricordano alla guida del ristorante Vivien di Roma. Dal 2004 si sono trasferiti ai Castelli Romani, lungo la strada che porta da Marino a Grottaferrata, a venti minuti di macchina dalla capitale. Piace l’ambiente, diviso in salette e davvero accogliente, con la musica di un vecchio giradischi sapientemente dosata, le luci soffuse, gli arredi che ben fondono elementi rustici e inserti moderni. Se Massimo è un padrone di casa eccentrico ed esuberante, la cucina di Maria Luisa si dimostra coraggiosa, fortemente legata al territorio, semplice ma basata su materie prime di assoluto valore. La crema di lenticchie con crostini alla cicoria è un antipasto decisamente indovinato, il cacio e pepe è come un film di Martin Scorsese, per palati e stomaci forti, un giusto mix di violenza e stile. Discorso inverso per l’amatriciana, giocata sui toni della leggerezza, al punto di mancare un po’ di mordente. Proseguendo con i secondi piatti, consigliamo la coda alla vaccinara [la versione di Maria Luisa incantò Gino Veronelli] e gli straordinari fegatelli di maiale; soltanto discreto invece lo stinco al forno con semi di finocchio e salsa ai carciofi. Dolci casalinghi e sostanziosi. Si beve bene, anche perché Massimo è un infaticabile talent scout di piccoli produttori [bonus], punta molto sul rapporto qualità/prezzo delle etichette e riesce a completare l’offerta della piccola carta con vini sfusi più che dignitosi, “perché per tanti anni ho fatto il maître – dice lui – ma adesso sono un vero oste”.


La Gola in Tasca 2008

Voto: Rosa (locale piacevole, in cui si sta bene)
Entrando in questo locale è impossibile non essere travolti dalla simpatica loquacità del signor Massimo, esperto e abile ristoratore che da quindici anni, con tutta la famiglia, gestisce questa osteria a Grottaferrata. In sala infatti dirigono cordialmente i due figli Marco e Flavio, mentre in cucina la signora Maria Luisa si dedica ad una cucina in parte regionale, in parte vegetariana. Encomiabile il rispetto delle tecniche: dalla distinzione delle batterie di pentole per tipi di cucina (tradizionale, vegetariana o per celiaci), all’effettiva attenzione nella realizzazione dei piatti. Un felice esperimento per un locale che si definisce osteria, e che già è premiato da varie guide. Conto sui 30-35 euro. Menu a 39 euro bevande incluse.


I Ristoranti di Veronelli 2008

Piatti: vienici con gioia, perché sedere qui è una vera gioia, per la simpatia, l’allegria, la voglia di fare e di far sentire bene, di Massimo (oste d’antan, difficili a trovarsi), Maria Luisa (dolcissima) e dei figli. Quanto ai piatti: crema di zucchine con nastri di pancetta croccante; punta di vitello porchettata e aceto balsamico; pasta e fagioli; le fettuccine (di nonna Anna) alla boscaiola; spaghetti cacio e pepe; “il” tortello; coda alla vaccinara; brasato di “gaffo” (guanciale di vitello) Veronelli (un loro omaggio: grazie); saltimbocca alla romana.
Dolci: crema con pralinato croccante e caramello; millefoglie con crema pasticcera; bavarese di yogurt al caffè.
Salumi: coppietta (carne secca d’asino) e guanciale dell’amico produttore Gino Galieti, personaggio d’altri tempi, di Genzano (La Castellana, via Rosselli 6, tel. 06/9399745).
Formaggi: caprino di Orte, pecorino di Farfa e sabino, fresco del parco dell’Appia Antica.
Vini: carta non ampia ma di puntuali scelte.
Acqueviti: grappe, armagnac, cognac e whisky meditati.


Osterie d'Italia 2008

Accogliente locale dove gustare una cucina dalla spiccata personalità, che parte dalla qualità delle materie prime – selezionate con attenzione e competenza da fonti locali di fiducia – e ne ricava piatti imperniati sulla tradizione territoriale, senza disdegnare calibrate divagazioni sia geografiche, sia temporali, come dimostrano preparazione di stampo rinascimentale, medievale e perfino imperiale presenti in menù.
Massimo Purificati, il vivace patron, vi contagerà subito con sano spirito conviviale, elencandovi le pietanze realizzate ai fornelli da Maria Luisa Zaia. Crostini dell’oste, un assaggio di coppiette (carne secca speziata), il carcotto (punta di vitello porchettata al vino cotto) e la crema di zucchine romanesche con pancetta croccante per partire. Poi una buona scelta di primi, dai classici spaghetti cacio e pepe agli gnocchi con vari condimenti, dall’amatriciana alle zuppe, tra le quali spicca quella di cipolle; in alternativa, ma solo su prenotazione, i buoni cannelloni di nonna Anna (che sta ancora in cucina) o l’antico risotto alla monticiana. Si prosegue con trippa alla romana, coniglio alla cacciatora, stinco di maiale infornato, pollo con i peperoni e una lunga serie di ricette variabili secondo stagione. Dessert casalinghi per chiudere, fra i quali consigliamo l’eccellente crema Maria Luisa.
Vasta e articolata la carta dei vini, in continua crescita.


Roma nel Piatto 2008

Voto 7+ (buono, molto buono)
Conferma alla grande per questo indirizzo “insolito” dei Castelli. Insolito in senso positivo, per merito dell’istrionico proprietario, ribattezzato l’anno scorso dal mio predecessore “orco buono”, che serve con competenza, cortesia e contagiosa simpatia. L’ambiente è caldo, diviso in due salette ben arredate, e l’atmosfera che si respira è resa particolarmente piacevole dal bel piatto su cui girano dei vinili, in prevalenza di musica rock. Qui le atmosfere tecno-modaiole sono lontane anni luce, così come le preparazioni che strizzano l’occhio alle ultime tendenze… In cucina, infatti, la protagonista diventa la moglie del titolare che sforna piatti sempre riusciti nel pieno rispetto delle materie prime del luogo, con rare puntate verso lidi più creativi. In definitiva non possiamo che consigliarvi questo indirizzo in cui si respira la passione per il proprio lavoro, come ormai ne sono rimasti pochi.

In Cucina
Siamo partiti con il Carcotto (nome di fantasia da contrapporre al carpaccio…), una punta di vitello porchettata servita con aceto balsamico e rughetta perfettamente equilibrata nelle diverse tendenze degli ingredienti (grassa, dolce, amara), e con la crema di zucchine con nastri di pancetta croccante, piatto veramente delizioso. Fra i primi, abbiamo optato per dei ravioli di pecorino su crema di piselli molto buoni e dalla pasta giustamente spessa, e per un’amatriciana in cornucopia strepitosa quanto coreografica nella presentazione dentro un cestino di formaggio. Il brasato di gaffo “Veronelli” era poi buono anche se la preparazione non era quella tradizionale del brasato, mentre gli straccetti al gorgonzola e curry erano leggermente sbilanciati verso quest’ultima spezia. Non ci ha convinto in chiusura il tortino di cioccolato, troppo cotto e dal percepibile sentore di farina. Ci ha invece straconvinto la lista dei vini, sì ristretta, ma assolutamente non commerciale e di una trasparenza esemplare: oltre al prezzo al pubblico, per ogni bottiglia viene indicato quello pagato dall’oste per acquistarla. I ricarichi sono molto bassi.

Caffè
Disponibile una carta di miscele pregiate, ma già quello base è ben realizzato e dal buon aroma.


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